di brancolonelbuio.
Quando rivedo quelle
pellicole in bianco e nero, graffiate dal tempo, o solo quando chiudo
gli occhi e appaiono le immagini, mi prende forte il magone.
Il groppo in gola mi
blocca il respiro. Devo lasciarlo andare sino a quando le labbra
incontrano il salato che cala dagli occhi.
Guerra di trincea la
Prima, di sbaraglio la Seconda. La ritirata, terribile, dalla Bianca
Russia ne ha riportati a casa pochi.
Giustizia e Libertà, il
Comitato di Liberazione Nazionale, i GAP scelgono di resistere. La
scelta e non l’indifferenza odiata da Gramsci, che non saprà mai
nulla di quella eccezionale risposta, chissà cosa avrebbe scritto?
Un urlo dentro mi fa
sussultare. Vorrebbe condurmi là, in quel tempo, per fare la mia
parte /io che non so nulla di quel dolore/ per irridere alla vita,
che è un attimo perderla e non fa nemmeno male se è l’ideale che
le sopravvive.
Pancia a terra, mitra a
tracollo, combatto, uccido la follia con la follia. Non sarò
ricordato come gli eroi, sarò forse un targhetta su un tiglio che
conduce al cimitero del mio paese.
Che oggi va di moda non
usarla più questa parola, ovvero la si spreca per atti poco più che
normali, si preferisce dire “erano Uomini”. Erano eroi!
Smettetela di mistificare la storia, di aver paura della risposta
della coscienza attuale che ne riconosce l’esistenza nel nome, che
sono stati la rotta: chi compie atti di coraggio straordinario e
generoso per il bene comune, sapendo di rischiare la vita. Questo
sono gli eroi, e quelli lo furono.
I Nuto Revelli, i
Giambone, gli Ukmar, i Bisagno sono la punta di una Resistenza
alimentata dal sacrificio di migliaia di compagni fianco a fianco.
Non è tempo di eroi.
Ricordare quelli del passato è troppo pericoloso, potrebbe sollevare
le masse, agonizzanti da decenni, ubriacate come sempre dal tiranno.
Fossero andate perse solo
le vite, si pregherebbe per loro. Ma è andato perduto tutto. Il
progetto dichiarato /sempre lo stesso di un mondo migliore/ reso
visibile e trasparente alla gente è stato sconfitto dalla trama
segreta e vigliacca che insiste a sottrarre la libertà e in un lento
ma incessante processo di negazione annienta il vivere civile.
Non c’è più il
contesto, non è più possibile quella Resistenza.
Mi riprendo e mi picchia
forte in testa sempre la stessa domanda: come farò a resistere
adesso?
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