di brancolonelbuio.
“Ciao Lumumba, sono Giovanni, ti va
bene se ci troviamo insieme a Natale o hai già altri impegni?”
“Va
benissimo Giovanni, bella idea di festeggiare insieme il Natale,
anche se non è la mia festa preferita eheh”
“Allora ci si
trova verso le dieci, non serve dirlo ma l’invito è esteso alle
tue mogli Aisha e Faizah e a tutta la masnada di figli che ti
ritrovi, ahahah. Fammi un favore invita tu Mustafà e chi altri vuoi
e fammi sapere in quanti siete”
“D’accordo entro sera ti
confermo tutto. Porto i bonghi. Ciao fratello. Ah porto anche un
casco di banane ahahah”
“Ciao Carlo, cosa ne dici se ci si
trova insieme per Natale?”
“Ottima idea Giovanni, mi rende
felice sapere che la combriccola si riunirà, era un po’ che non
accadeva. Dimmi cosa posso fare che lo farò con immenso piacere.”
“Hola Josè, avevo pensato di
invitare te e la tua famiglia per Natale, sei d’accordo?”
“Non
chiedermelo nemmeno, sarà meraviglioso stare ancora una volta tutti
insieme”
“Ascolta, ci sentiamo più avanti per decidere cosa
far preparare alle donne ahahah. Mi raccomando porta la tromba. Ah
avvisa anche Juan e Carlos e dì loro di portare le maracas e il
suono della pioggia e del tuono. Una cortesia ti chiedo: niente
bandiere del Che mi raccomando ahahah”
“Tranquillo chico,
hasta la victoria siempre ahahahahahah”
“Ciao Ivan ci si trova quasi tutti
insieme per Natale tu che fai?”
“E me lo chiedi. Mi precipito
con Aniezska e prole. Sei sempre così genuino tu. Fammi sapere cosa
c’è da preparare che diamo una mano. Conta su di me per qualunque
cosa.”
“Pronto Franco, sono Giovanni, dì a
Giorgia di mettersi in azione che a Natale ci deve deliziare con le
sue invenzioni. A te non chiedo nemmeno se mi dirai di sì. Se mi
dici di no ti depenno per sempre e poi mi devi fare da spalla per le
improvvisazioni”
“Va bene, eravamo giù di morale, appena lo
dirò a Giorgia le tornerà il sorriso. Grazie amico mio.”
“Ciao “Ch’an”. Senti una cosa,
a voi del Natale ve ne importa meno di nulla, ma siete di compagnia,
cerca di raggiungerci senza inventarti le solite balle. Non preparare
niente da mangiare che la vostra cucina ci fa venire il brucior di
stomaco ahahahahahah.”
“Giovanni sei il solito provocatore e
non chiamarmi Ch’an, almeno a Natale. Contaci, ci saremo, porto il
Dragone, anche se non mi appartiene come tradizione, e gli aquiloni
per il pomeriggio dei bambini, e le lanterne per la sera. Per te
porto una delle mie campane.”
“Non dimenticare i tuoi
racconti, sei un amico Ch’an, come faremmo senza di te”
“Ciao Kaito, ci farebbe piacere fossi
dei nostri per Natale con tutti i tuoi cari”
“Oh Giovanni San!
Non t’immagini che piacere mi fa il tuo invito, ti ringrazio molto
per questo pensiero gentile che hai nei nostri confronti. Permettimi
di portare del pesce crudo, quello che avanzerà al mercato generale
in cui lavoro, poi ci penserò io a prepararvelo. Ancora grazie,
siamo molto onorati io e tutta la mia famiglia di essere presenti
e…”
“E piantala Kaito, possibile che sono 40 anni che sei
qui da noi e ancora tutti questi salamelecchi”
“Ti stavo
prendendo in giro “onolevole signole” ahahahah”
Passai nelle piazze del paese, alla
stazione e fuori dai centri commerciali, avevo diversi amici messi
appena peggio di me. Potevo fare poco per loro, ma non lasciarli soli
a Natale o in una triste mensa per diseredati (che poi questa è solo
una mia arrogante supposizione dovuta alla ormai mia dichiarata
disillusione sul sistema).
“Ciao Marco, avvisa i tuoi compagni
di strada che a Natale si sta tutti insieme, pare non manchi nessuno.
Arrivate un po’ presto così vi fate una bagno caldo, l’acqua
calda ce la possiamo ancora permettere e cerca di non dimenticarti il
sax che finisce che te lo rubano come l’altra volta…lo sai che è
pieno di barboni in giro ahahah”
“Per fortuna ci siete voi che
tenete duro Giovanni, che avete fatto squadra perché le mie forze
seguono le speranze, ormai ridotte al lumicino. Sarà una grande jam
session.”
Ci siamo trovati nel capannone di
Klajdi, con cui ho organizzato la festa. Klajdi aveva messo su
un’azienda internazionale, nel senso della provenienza dei
lavoratori (come Lumumba, Marco e Ivan) e lo stato gliel’ha mandata
in rovina ed ha dovuto chiudere, ma il capannone ce l’ha ancora,
che non lo vuole nessuno e ci paga l’ICI e tutto il resto.
Abbiamo messo giù una serie di assi da
ponte su cavalletti ricoperti da splendide tovaglie pitturate, ognuna
coi tessuti e i colori delle nostre Terre, un po’ di decoro e i
lumini che abbiamo avanzato dal giorno dei morti a creare
l’atmosfera. Abbiamo portato lì quattro vecchie stufe e legna da
bruciare e alloro e ulivo secchi da profumare l’aria, che la
caldaia vecchia va benissimo ma non c’è più l’allacciamento al
gas.
Alla fine ci siamo trovati in 77, più le gambe delle
donne.
Qualcuno ha detto una preghiera, qualcuno ha cantato. Tutti
hanno ascoltato e partecipato con profondo rispetto per gli
altri.
Ch’an ha fatto qualche katà, lui è bravissimo nelle
arti marziali è un vecchio Tibetano, sì di quelli che vivevano
sopra i 4000. Quando lo chiamo “Ch’an” diventa tutto rosso,
prima o poi assaggerò la sua arte e patapum mi metterà schiena a
terra. Il suo nome è Milarepa.
Sulle tavole
c’era il bendiddio, sentite un po’.
Menù di Natale
2014, l’anno ultimo della vecchia Era.
Antipasti:
Mortadella saporita al
pistacchio che con poche palanche ne compri mille fette ed è buona
davvero.
Insalata russa fatta in casa, compresa la maionese con le
uova fresche del Sandrino, il nostro vicino che non ha potuto venire
perché deve curare la vecchia madre Teresa, che c’ha l’alzheimer
e costa troppo ricoverarla e che non si può più
trasportare.
Verdure (cipolline, peperoni, cavoli, cetrioli e
tutto quanto il resto) sott’olio, senza olio che ci è servito per
friggere le patatine che dopo i bambini si lamentano se non ci
sono
Insalata di pollo. Non dovrei dirlo che dopo si arrabbia, ma
i polli li ha procurati Carlo che cerca di fare ancora il macellaio.
Ha detto di far sapere in giro che li ha rubati all’allevatore più
grande della zona, quello che c’ha un sacco di lavoratori in nero.
Che tipo strano e riservato che è Carlo.
Tapas di Josè e Juan,
delle mogli per dirla tutta, e le torte salate di mia moglie Claudia
che sono più buone per il mio palato, ma guai a dirglielo alle donne
di Josè e Juan.
Primi piatti:
Spaghetti allo
scoglio, senza scoglio, che è difficile da digerire.
Risotto ai
funghi porcini. No, non è un lusso, i funghi li abbiamo raccolti
pochi mesi fa fra i cerri e i castagni qui attorno.
Secondi piatti:
Saltati, non in
padella, assenti volevo dire, che dopo tutte quelle prelibatezze ci
sentivamo gonfi.
Beh Lumumba e Mustafà hanno portato un cuscus
misto di verdure e carne, però senza carne che Carlo, il macellaio,
l’aveva finita. Non l’hanno fatto loro, loro non sanno fare
niente in cucina, da ringraziare sono Aisha e Faizah e Shakina.
Ah!
Anche il pesce crudo di Kaito era eccezionale. L’elite lo chiama
sushi, Kaito no.
Formaggi: che la buca l’è minga
straca sa la sa no da vaca
Gorgonzola, qualche kilo, tutto quello
che era in offerta speciale alle 20,25, cinque minuti prima che il
negozio chiudesse per due giorni e mezzo.
Dolci: non previsti. Tanto poi qualcuno
li prepara sempre. Allora diciamo “dolci a sorpresa”
Al pomeriggio iniziano i giochi, la
solita tombolata. “Fuori i fagioli…Cinquinaaaa…Tombolaaaa! Cosa
ho vinto? … Tutti i fagioli….Evvivaaaaaaaa!”
Pausa caffè, niente sigarette fanno
male e poi abbiamo deciso, tutti quelli che fumavamo, di smettere
perché al sistema gli diamo meno che possiamo. Un’ambasciata va a
trovare il Sandrino, quello che ci ha donato le uova, portando un po’
di “dolci a sorpresa”.
Marco attacca col sax, entra Carlo al
pianoforte, è quello vecchio ma accordato, simbolo di un tempo
passato che non tornerà più se non per oggi, assolo di Josè alla
tromba, rullo di bonghi di Lumumba, Milarepa manda in risonanza la
sua campana tibetana che permea l’aria attorno e mantiene la
vibrazione, e perfettamente si incastra il rumore del tuono e della
pioggia che scroscia.
Macchemmusica!
“Però manca la neve!”
“E chi
l’ha mai vista la neve, Giovanni” dissero Carlos e Mustafà
insieme.
“Da me c’era sempre la neve, era il Natale che non
sapevo cos’era, ora lo so” esclamò Milarepa.
“Manca la
neve, volevo dire per i bambini, bisogna fare qualcosa per loro.
Fuori il dragone.”
E si dà il via alla processione, e le bimbe
e i bimbi sotto il telo del dragone a scuoterlo e Milarepa che
racconta con le sue mille maschere brutte.
Poi un salto nel prato fuori a far
volare gli aquiloni e a battere le mani dal freddo.
Un giorno che si vorrebbe non finisse
mai e invece giunge il buio e la malinconia.
Cala il silenzio giunge l’ora delle
lanterne di carta velina.
Ognuno ne ha una, si accendono i lumini,
quelli avanzati, si tengono sul palmo della mano e si attende che
salgano al cielo. Ognuna sceglie il suo momento, sono anime
libere.
Salgono, su e ancora più su. Abbiamo lo sguardo lontano e
gli occhi che si fanno piccoli.
In silenzio fra le nuvolette dei
respiri.
Una voce:
“Cosa starà succedendo là fuori?”
“Fuori
il mondo va a rotoli, stiamo qui ancora un po’ insieme, prima che
venga domani” disse Marco.
I bambini sorridevano ed erano felici e
noi con loro.
………..
* Fuori il mondo va a rotoli, stiamo
qui ancora un po’ insieme