giovedì 24 dicembre 2015

Un Natale da ricchi, anzi di più.

di brancolonelbuio.

“Ciao Lumumba, sono Giovanni, ti va bene se ci troviamo insieme a Natale o hai già altri impegni?”
“Va benissimo Giovanni, bella idea di festeggiare insieme il Natale, anche se non è la mia festa preferita eheh”
“Allora ci si trova verso le dieci, non serve dirlo ma l’invito è esteso alle tue mogli Aisha e Faizah e a tutta la masnada di figli che ti ritrovi, ahahah. Fammi un favore invita tu Mustafà e chi altri vuoi e fammi sapere in quanti siete”
“D’accordo entro sera ti confermo tutto. Porto i bonghi. Ciao fratello. Ah porto anche un casco di banane ahahah”
“Ciao Carlo, cosa ne dici se ci si trova insieme per Natale?”
“Ottima idea Giovanni, mi rende felice sapere che la combriccola si riunirà, era un po’ che non accadeva. Dimmi cosa posso fare che lo farò con immenso piacere.”
“Hola Josè, avevo pensato di invitare te e la tua famiglia per Natale, sei d’accordo?”
“Non chiedermelo nemmeno, sarà meraviglioso stare ancora una volta tutti insieme”
“Ascolta, ci sentiamo più avanti per decidere cosa far preparare alle donne ahahah. Mi raccomando porta la tromba. Ah avvisa anche Juan e Carlos e dì loro di portare le maracas e il suono della pioggia e del tuono. Una cortesia ti chiedo: niente bandiere del Che mi raccomando ahahah”
“Tranquillo chico, hasta la victoria siempre ahahahahahah”
“Ciao Ivan ci si trova quasi tutti insieme per Natale tu che fai?”
“E me lo chiedi. Mi precipito con Aniezska e prole. Sei sempre così genuino tu. Fammi sapere cosa c’è da preparare che diamo una mano. Conta su di me per qualunque cosa.”
“Pronto Franco, sono Giovanni, dì a Giorgia di mettersi in azione che a Natale ci deve deliziare con le sue invenzioni. A te non chiedo nemmeno se mi dirai di sì. Se mi dici di no ti depenno per sempre e poi mi devi fare da spalla per le improvvisazioni”
“Va bene, eravamo giù di morale, appena lo dirò a Giorgia le tornerà il sorriso. Grazie amico mio.”
“Ciao “Ch’an”. Senti una cosa, a voi del Natale ve ne importa meno di nulla, ma siete di compagnia, cerca di raggiungerci senza inventarti le solite balle. Non preparare niente da mangiare che la vostra cucina ci fa venire il brucior di stomaco ahahahahahah.”
“Giovanni sei il solito provocatore e non chiamarmi Ch’an, almeno a Natale. Contaci, ci saremo, porto il Dragone, anche se non mi appartiene come tradizione, e gli aquiloni per il pomeriggio dei bambini, e le lanterne per la sera. Per te porto una delle mie campane.”
“Non dimenticare i tuoi racconti, sei un amico Ch’an, come faremmo senza di te”
“Ciao Kaito, ci farebbe piacere fossi dei nostri per Natale con tutti i tuoi cari”
“Oh Giovanni San! Non t’immagini che piacere mi fa il tuo invito, ti ringrazio molto per questo pensiero gentile che hai nei nostri confronti. Permettimi di portare del pesce crudo, quello che avanzerà al mercato generale in cui lavoro, poi ci penserò io a prepararvelo. Ancora grazie, siamo molto onorati io e tutta la mia famiglia di essere presenti e…”
“E piantala Kaito, possibile che sono 40 anni che sei qui da noi e ancora tutti questi salamelecchi”
“Ti stavo prendendo in giro “onolevole signole” ahahahah”
Passai nelle piazze del paese, alla stazione e fuori dai centri commerciali, avevo diversi amici messi appena peggio di me. Potevo fare poco per loro, ma non lasciarli soli a Natale o in una triste mensa per diseredati (che poi questa è solo una mia arrogante supposizione dovuta alla ormai mia dichiarata disillusione sul sistema).
“Ciao Marco, avvisa i tuoi compagni di strada che a Natale si sta tutti insieme, pare non manchi nessuno. Arrivate un po’ presto così vi fate una bagno caldo, l’acqua calda ce la possiamo ancora permettere e cerca di non dimenticarti il sax che finisce che te lo rubano come l’altra volta…lo sai che è pieno di barboni in giro ahahah”
“Per fortuna ci siete voi che tenete duro Giovanni, che avete fatto squadra perché le mie forze seguono le speranze, ormai ridotte al lumicino. Sarà una grande jam session.”
Ci siamo trovati nel capannone di Klajdi, con cui ho organizzato la festa. Klajdi aveva messo su un’azienda internazionale, nel senso della provenienza dei lavoratori (come Lumumba, Marco e Ivan) e lo stato gliel’ha mandata in rovina ed ha dovuto chiudere, ma il capannone ce l’ha ancora, che non lo vuole nessuno e ci paga l’ICI e tutto il resto.
Abbiamo messo giù una serie di assi da ponte su cavalletti ricoperti da splendide tovaglie pitturate, ognuna coi tessuti e i colori delle nostre Terre, un po’ di decoro e i lumini che abbiamo avanzato dal giorno dei morti a creare l’atmosfera. Abbiamo portato lì quattro vecchie stufe e legna da bruciare e alloro e ulivo secchi da profumare l’aria, che la caldaia vecchia va benissimo ma non c’è più l’allacciamento al gas.
Alla fine ci siamo trovati in 77, più le gambe delle donne.
Qualcuno ha detto una preghiera, qualcuno ha cantato. Tutti hanno ascoltato e partecipato con profondo rispetto per gli altri.
Ch’an ha fatto qualche katà, lui è bravissimo nelle arti marziali è un vecchio Tibetano, sì di quelli che vivevano sopra i 4000. Quando lo chiamo “Ch’an” diventa tutto rosso, prima o poi assaggerò la sua arte e patapum mi metterà schiena a terra. Il suo nome è Milarepa.


Sulle tavole c’era il bendiddio, sentite un po’.

Menù di Natale 2014, l’anno ultimo della vecchia Era.
Antipasti:
Mortadella saporita al pistacchio che con poche palanche ne compri mille fette ed è buona davvero.
Insalata russa fatta in casa, compresa la maionese con le uova fresche del Sandrino, il nostro vicino che non ha potuto venire perché deve curare la vecchia madre Teresa, che c’ha l’alzheimer e costa troppo ricoverarla e che non si può più trasportare.
Verdure (cipolline, peperoni, cavoli, cetrioli e tutto quanto il resto) sott’olio, senza olio che ci è servito per friggere le patatine che dopo i bambini si lamentano se non ci sono
Insalata di pollo. Non dovrei dirlo che dopo si arrabbia, ma i polli li ha procurati Carlo che cerca di fare ancora il macellaio. Ha detto di far sapere in giro che li ha rubati all’allevatore più grande della zona, quello che c’ha un sacco di lavoratori in nero. Che tipo strano e riservato che è Carlo.
Tapas di Josè e Juan, delle mogli per dirla tutta, e le torte salate di mia moglie Claudia che sono più buone per il mio palato, ma guai a dirglielo alle donne di Josè e Juan.
Primi piatti:
Spaghetti allo scoglio, senza scoglio, che è difficile da digerire.
Risotto ai funghi porcini. No, non è un lusso, i funghi li abbiamo raccolti pochi mesi fa fra i cerri e i castagni qui attorno.
Secondi piatti:
Saltati, non in padella, assenti volevo dire, che dopo tutte quelle prelibatezze ci sentivamo gonfi.
Beh Lumumba e Mustafà hanno portato un cuscus misto di verdure e carne, però senza carne che Carlo, il macellaio, l’aveva finita. Non l’hanno fatto loro, loro non sanno fare niente in cucina, da ringraziare sono Aisha e Faizah e Shakina.
Ah! Anche il pesce crudo di Kaito era eccezionale. L’elite lo chiama sushi, Kaito no.
Formaggi: che la buca l’è minga straca sa la sa no da vaca
Gorgonzola, qualche kilo, tutto quello che era in offerta speciale alle 20,25, cinque minuti prima che il negozio chiudesse per due giorni e mezzo.
Dolci: non previsti. Tanto poi qualcuno li prepara sempre. Allora diciamo “dolci a sorpresa”

Al pomeriggio iniziano i giochi, la solita tombolata. “Fuori i fagioli…Cinquinaaaa…Tombolaaaa! Cosa ho vinto? … Tutti i fagioli….Evvivaaaaaaaa!”
Pausa caffè, niente sigarette fanno male e poi abbiamo deciso, tutti quelli che fumavamo, di smettere perché al sistema gli diamo meno che possiamo. Un’ambasciata va a trovare il Sandrino, quello che ci ha donato le uova, portando un po’ di “dolci a sorpresa”.
Marco attacca col sax, entra Carlo al pianoforte, è quello vecchio ma accordato, simbolo di un tempo passato che non tornerà più se non per oggi, assolo di Josè alla tromba, rullo di bonghi di Lumumba, Milarepa manda in risonanza la sua campana tibetana che permea l’aria attorno e mantiene la vibrazione, e perfettamente si incastra il rumore del tuono e della pioggia che scroscia.
Macchemmusica!
“Però manca la neve!”
“E chi l’ha mai vista la neve, Giovanni” dissero Carlos e Mustafà insieme.
“Da me c’era sempre la neve, era il Natale che non sapevo cos’era, ora lo so” esclamò Milarepa.
“Manca la neve, volevo dire per i bambini, bisogna fare qualcosa per loro. Fuori il dragone.”
E si dà il via alla processione, e le bimbe e i bimbi sotto il telo del dragone a scuoterlo e Milarepa che racconta con le sue mille maschere brutte.
Poi un salto nel prato fuori a far volare gli aquiloni e a battere le mani dal freddo.
Un giorno che si vorrebbe non finisse mai e invece giunge il buio e la malinconia.
Cala il silenzio giunge l’ora delle lanterne di carta velina.
Ognuno ne ha una, si accendono i lumini, quelli avanzati, si tengono sul palmo della mano e si attende che salgano al cielo. Ognuna sceglie il suo momento, sono anime libere.
Salgono, su e ancora più su. Abbiamo lo sguardo lontano e gli occhi che si fanno piccoli.
In silenzio fra le nuvolette dei respiri.
Una voce:
“Cosa starà succedendo là fuori?”
“Fuori il mondo va a rotoli, stiamo qui ancora un po’ insieme, prima che venga domani” disse Marco.
I bambini sorridevano ed erano felici e noi con loro.

………..

* Fuori il mondo va a rotoli, stiamo qui ancora un po’ insieme

mercoledì 23 dicembre 2015

Lo zampognaro.

di Gianni Rodari.



Se comandasse lo zampognaro che scende per il viale, sai cosa direbbe il giorno di Natale? "Voglio che in ogni casa spunti dal pavimento un albero fiorito di stelle d'oro e d'argento". Se comandasse il passero che sulla neve zampetta sai che direbbe con la voce che cinguetta? "Voglio che i bimbi trovino, quando il lume sarà acceso, tutti i doni sognati, più uno,per buon peso". Se comandasse il pastore dal presepe di cartone sai che legge farebbe firmandola col suo stesso bastone? "Voglio che oggi non pianga nel mondo un solo bambino, che abbiano lo stesso sorriso, il bianco,il moro,il giallino". Sapete che vi dico io che non comando niente? Tutte queste belle cose accadranno facilmente: se ci diamo la mano i miracoli si faranno e il giorno di Natale durerà tutto l'anno.

Un Buon Natale a tutti i lettori e lettrici di Syntagma
da Primula Rossa.

martedì 1 dicembre 2015

Una serata con Primula Rossa e i suoi pensieri.

di Primula Rossa.

Se ne stava al computer a leggere gli interventi più o meno interessanti della bacheca civica: il signor Sotuttoio, con le sue ormai noiose dissertazioni politiche che non interessavano più ad alcuno, se non a qualche amico dell'amico.
Si crogiolava la mente pensando alla schedina delle scommesse SNAI che aveva perso per una partita, purtroppo non era l'unica. 
Ricordava dettagliatamente i flash di Vic sulla politica nazionale e locale, nonchè le afose serate estive passate con lui davanti a un quartino di rosso cercando un pò di refrigerio.
Rifletteva di tanto in tanto sull'incontro col PD locale la sera prima, gli interventi dei compagni, le proposte politiche per il futuro, i dubbi che non l'abbandonavano mai, perchè le certezze appartenevano ormai ai giorni migliori. Ma non voleva pensare più a quell'entusiasmante passato, non c'era cosa peggiore che farsi vincere dalla nostalgia. Occorreva necessariamente agire, propagandare, farsi sentire con ogni mezzo d'espressione. Modestamente in quel campo sia lui che i compagni erano sufficientemente preparati..Leggere, certo, continuare a leggere articoli di politica e di cultura, approfondire le tematiche attuali, per non cadere nella monotonia della routine quotidiana. 
Pensiero dopo pensiero si convinceva che tutto ciò i compagni l'avevano capito, ognuno immerso nelle proprie passioni e interessi. Poi certo, occorreva anche trovare un momento per stemperare le tensioni e, tra una battuta e l'altra, con un bicchiere di vino si finiva sempre col fare una sana risata, ricordando il tal personaggio e le sue storie.
Sul monitor apparve improvvisamente sull'angolino destro una luce rossa, una notifica del compagno Andrea: 'Piazza Syntagma aspetta un articolo di Primula Rossa'. 
Non poteva deludere i compagni e si mise a scrivere qualche nota e poi un'altra ancora tanto da formare un articolo per Syntagma. Certo,scrivere,era una delle cose più naturali che gli riusciva di fare, a volte era una salutare ed indispensabile esigenza. 
Ora che aveva completato l'articolo, non vedeva l'ora di terminare la lettura di' Ruggine' di Carlo Albè, un ottimo libro su un insolito personaggio della Resistenza, finchè il sonno non sarebbe arrivato.

lunedì 30 novembre 2015

I Flash di Vic! Vol.3

di Vic.





Samarate sicura:
  • Da qualche settimana ci siamo accorti che a delinquere non sono extracomunitari.
  • Magari qualcuno é dispiaciuto, ma dovrebbe intervenire, nonostante tutto.
  • La delinquenza non ha colore!
Taglio tigli:
  • Sig. sindaco Tarantino cosa aspetta a tagliare questi benedetti tigli, "malati e pericolosi", ed a sostituirli con altre essenze arboree?
  • La storia infinita!
  • Così i cittadini samaratesi potranno raccogliere firme peri altri problemi, molto più gravi, per esempio i parchi per cani.
  • L'amministrazione deve amministrare e prendere decisioni.
  • Saluti.


venerdì 27 novembre 2015

Quando dici una bugia, rubi il diritto di qualcuno alla verità.

di Sinistra Unita per Samarate.


Il punto sull'integrazione Samaratese.

Diciannove mesi fa sono giunti a Samarate giovani ragazzi africani, rifugiati e richiedenti asilo politico. L’ente gestore ha trovato sul territorio comunale, prima in affitto e successivamente acquistato, un immobile dove ospitarli. In questo lungo periodo la comunità samaratese ha detto e scritto molto relativamente a questo argomento, spesso senza cognizione di causa. 
Al loro arrivo la prima amministrazione Tarantino entrava nell’ultimo anno del suo mandato e, dopo essere stata riconfermata alle ultime amministrative, la ritroviamo ancora qui a governare Samarate. Nel corso di questo periodo non è cambiato nulla. L’amministrazione (prima e dopo le elezioni di maggio 2015) ha dato segnali di menefreghismo ed intolleranza riguardo la presenza dei giovani del Mali e del Gambia residenti prima in via 5 Giornate e, successivamente, traslocati in via Ollearo. 
In modo particolare la Lega Nord, partito del Sindaco e di maggioranza, ha strumentalmente utilizzato la presenza di questi ragazzi per fini elettorali e di propaganda, attraverso stampa, con comunicati e volantini, rilasciando affermazioni false. Ha miserabilmente strumentalizzato il fenomeno epocale delle migrazioni di uomini, donne e bambini, da paesi in estrema difficoltà. Gli stessi paesi deturpati per colpa delle guerre e impoveriti grazie allo sfruttamento e al saccheggio di risorse vitali, perpetuati dalle multinazionali, quasi sempre con la partecipazione dei paesi occidentali.
Una delle dichiarazioni non vere è ripetere che le spese per la gestione dei richiedenti asilo sono sostenute dallo Stato italiano. E’ ormai di dominio pubblico che la Comunità Europea ha a disposizione un Fondo Europeo per i rifugiati per garantire ai profughi il vitto e l’alloggio. In questo fondo tutti gli Stati membri versano una parte, e questo vale anche per l’Italia che li versa all’Europa in ogni caso (questi soldi poi vengono usati per attività di svariato tipo).  Il Fondo Europeo per i rifugiati non può essere dirottato. Esso dà lavoro agli enti che vincono i bandi di gara e fanno circolare nuovamente soldi nel territorio. Infatti, questi fondi europei possono in parte tornare a circolare nel territorio italiano proprio grazie ai profughi. Gli enti che si aggiudicheranno i bandi di gara avranno di che pagare stipendi e far girare la moneta per gli acquisti dei prodotti necessari per garantire il servizio del bando. 
Possiamo discutere se la quota di 35/40 euro giorno per persona è una cifra esagerata o meno, se l’ente gestore come cooperative, associazioni o altri, lavorino in modo etico, oppure anche sulla loro eccessiva speculazione. Non è però corretto che l’amministratore pubblico non dia le giuste informazioni al cittadino. 
Uno dei numerosi volantini, che la Lega Nord Samarate ha distribuito, denunciava la gestione dei richiedenti asilo da parte di cooperative rosse, quali sfruttatrici del fenomeno rifugiati. Rileviamo che le cooperative che operano in questo settore non sono un'esclusiva di un certo orientamento politico o culturale, inoltre usare l’aggettivo “rosse” per le coop attualmente in essere è anacronistico, queste coop oggi fanno riferimento al Partito Democratico, a cui dello storico valore del colore rosso è rimasto ben poco se non nell’accenno alla bandiera italiana presente nel suo simbolo. L’ente gestore dei “ragazzi di via Ollearo” non è una cooperativa, è una azienda agricola in cui, come ci è stato confidato da un ex-assessore della prima giunta Tarantino, alcuni rappresentanti hanno simpatie politiche per la Lega nord . 
Dicevamo all’inizio che molto si è scritto e dichiarato sull’argomento rifugiati da parte del Sindaco Tarantino. Nel precedente mandato la maggioranza di centro-destra ha votato una mozione dell’ex-consigliere Luca Macchi, ora assessore, che esprimeva la volontà di inserire i giovani richiedenti asilo in progetti di lavori socialmente utili. Bene, anzi male. La giornata ecologica, svoltasi durante la campagna elettorale, a cui i ragazzi di via Ollearo hanno partecipato attivamente, è stato un vanto della vecchia amministrazione, ma oltre non è andata. Nulla da allora è emerso nelle azioni dell’amministrazione del Sindaco, fatto salvo l’aver firmato un protocollo d’intesa (guardandosi bene di sostenerlo attivamente) promosso da ACLI, Caritas e ANPI, a cui hanno aderito altre associazioni samaratesi, come Protezione Civile, Proloco e Ludoteca. 
Da mesi Caritas, ACLI, ANPI e Protezione Civile hanno studiato progetti e proposte, causate dall’assenteismo del Sindaco Tarantino, non riuscendo non solo a decollare, ma nemmeno ad accendere i motori. L’unico progetto avviato con eccellenti risultati è il corso di alfabetizzazione promosso e gestito da Caritas e ACLI, dove nessun merito si può attribuire al primo cittadino di Samarate. 


Riteniamo che questo atteggiamento del Sindaco e della sua maggioranza (principalmente la Lega Nord) non faccia altro che alimentare polemiche, sospetti, commenti inopportuni da parte di cittadini male informati, con l’unico scopo di mantenere in piedi un castello di sabbia e alimentare una propaganda politica intollerabile. Questo situazione di stand-by (in cui la scelta politica dell’amministrazione è evidentemente quella di non scegliere) obbliga i giovani rifugiati, consapevoli di dover dare un contributo attivo al paese che li ospita, all’emarginazione, alla solitudine, ad essere additati come parassiti, clandestini a priori, e un pericolo per la comunità stessa. Riteniamo necessario che chi rappresenta la cittadinanza, seduto in consiglio comunale e soprattutto il primo cittadino, si attivi per dare avvio ai progetti già esposti ed a valutarne altri in sviluppo, nell’indirizzo di integrazione reale fra i cittadini Samaratesi e i richiedenti asilo.

giovedì 26 novembre 2015

Milano per il Clima.

di Alessio Macchi.

Citando e travisando le parole di pochi giorni fa di Vittorio Sgarbi lanciamo questa provocazione, che forse, almeno dal punto di vista etico ha anche un peso maggiore (con tutto il rispetto per i musei):
"Capre che non siete altro, essendo TRA POCHI GIORNI DOMENICA, invece di andarvi a rinchiudere in orrendi centri commerciali per comprare orrendi capi di abbigliamento realizzati in Cina, visitate MILANO PER IL CLIMA."
In vista della Cop21, il vertice internazionale sui cambiamenti climatici che si terrà a Parigi dal 30 Novembre all’11 Dicembre, "Milano Per il Clima" organizza una giornata di mobilitazione a cui cittadini, famiglie, gruppi e associazioni sono invitati a partecipare.
Noi ci saremo perchè crediamo che un mondo diverso sia possibile...e voi? 
Intanto potete lasciare un segno partecipando alla raccolta firme e visitando l'evento: https://secure.avaaz.org/it/100_clean_yt/?fpla
https://www.facebook.com/events/1399572570263500/



mercoledì 25 novembre 2015

Il Drago è pazzo.

di brancolonelbuio.


Ma ve ne siete accorti? L’hanno colpito, ripetutamente. Non è appena successo. Lo stanno demolendo da più di un decennio. La storia dice che sta facendo tutto da solo. E’ un autoattacco, in parte autoindotto. Sì, un suicidio, in parte.
Il Drago è pazzo. Non riesce più a controllare la sua fame, forse ha un Piano, un Piano antico radicato in orientamenti ammuffiti. E’ crudele il Drago? Tutti i Draghi sono crudeli, infami, spietati, bugiardi, ipocriti, traditori. Il Drago è l’orrore, sovrasta. Non ammetterà mai che dal suo corpo escano eserciti di sé che lo colpiscono direttamente, a volte. Li invia Lui stesso. E’ una strategia sottile la sua, ha l’obiettivo di indurre nei sudditi approvazione prima e autorizzazione dopo, per mantenerli sudditi ora e sempre. Altri eserciti, ologrammi di sé appaiono ovunque, attaccano altri Draghi, pochissimi quelli in circolazione.
La vedi la veste del Drago pazzo? Ha un mantello a stelle e strisce, ieri. Oggi indossa quello biancorossoblu. A volte si disinteressa e veste il manto giallorossonero della viltà. Quando chiama a raccolta – è bravo ad usare le vite degli altri- si infila il cielo blu-stellato dell’amica, suddita-privilegiata, Compagnia Economica.
Il Drago pazzo è pazzo da sempre. E’ ossessionato, vuole togliersi di torno il Drago dal mantello rosso -ieri- adesso ha gli stessi colori di uno dei mantelli del Drago pazzo, biancorossoblu, ma sono le geometrie che innervosiscono.
Il Drago è malato, ha un tarlo genetico che lo rode sin dall’inizio. E’ ottuso, nessuno si spiega come sia riuscito a diventare il più grande e terribile Drago mai visto, ieri. Non si rende conto che sconfitto il Drago dal mantello rosso- ieri- ci saranno altri draghi da uccidere –oggi- E’ il suo piano uccidere tutti i draghi, ma è stupido, arrogante, supponente. Non ha mai messo in conto che a morire potesse essere lui. Ed ora l’hanno colpito a morte. Lui dice che sa bene chi è stato. Mente, sta morendo e mente ancora. Dovrebbe guardarsi dentro, dentro la ferita, le ripetute ferite e riconoscerebbe il veleno autoprodotto.
Il Drago dai tanti mantelli non riuscirà ad uccidere il Drago dal solo mantello rosso. E’ un Drago di ghiaccio questo, sa dove rifugiarsi, sa retrocedere se serve, ha ampi spazi di terra e cielo in cui dominare. Nessuno l’ha mai vinto, nemmeno la rivoluzione –ieri-
Il Drago colpito a morte ha sussulti improvvisi, l’altro giorno gli è partita una fiammata ed ha abbattuto un cacciatore del Drago Rosso. Ha fatto un errore imperdonabile, è sotto gli occhi di tutti, ora accampa mille scuse sorrette da falsità elettroniche. Ora impaurito invita a riflettere e stare calmi. Sta cercando lo scontro finale nel momento peggiore che potesse scegliere, ora che è così debole. Solo reazione, solo il tentativo di far saltare i nervi a tutti i Draghi in circolazione, chissà mai che coinvolgendoli tutti possa succedere qualcosa di imprevedibile, un improvviso cambio di rotta, una medicina che possa salvarlo all’ultimo istante, prima dell’ultimo respiro, per continuare a tramare ancora.
Cosa farà il Drago Rosso nessuno lo sa, ma tutti vedono che sta tenendo a freno le mani, le dita vicinissime ai pulsanti sono ancora in grado di fermarsi. Ma non può reggere ancora molto, sa bene che il Drago dai mille mantelli sta morendo. Vorrebbe lasciarlo morire, affogato nel suo stesso sangue, ma potrebbe volerci ancora molto. Perderà il controllo pure lui, accetterà il corpo a corpo e sarà un grosso guaio, per il cielo che si tingerà di rosso.
Il Drago dai mille mantelli è colpito a morte / in-coscienza dell'agonizzante.
Altri Draghi guardano lo scontro, anche per loro verrà il tempo.
Ne resterà uno solo, è antica leggenda. Ne resterà uno solo, forte dell’amnesia globale, della resilienza che ne mantiene il germe. Tutti i draghi sono crudeli, infami, spietati, bugiardi, ipocriti, traditori…spero che l’ultimo sia una trasformazione genetica e che conservi il patrimonio


Ne resterà uno solo, il Drago Bianco lo sa.

Il futuro dei tigli.

di Andrea Panarotto.

Questa sera si terrà la Commissione Lavori Pubblici e Patrimonio. 
Si discuterà soprattutto sul futuro della via XXII Marzo a San Macario e dei, oramai famosi e discussi, tigli presenti. Ho sentito il dovere di fare una vignetta, simpatica e satirica allo stesso tempo, soprattutto per stemperare gli animi che si sono accesi nell'ultimo periodo. 
Sorridiamo, è meglio per tutti.


martedì 17 novembre 2015

I Flash di Vic! Vol.2

di Vic.



SPECIALE VENDESI SAMARATE: • Dopo le farmacie e ASC vendiamo pezzo a pezzo il nostro territorio!
• Non c'é più lo sportello per il cittadino dell'ASC! Chi fa da sé...!
• Grazie del voto! 

CARPE DIEM:
• SEL sembra abbandonare il PD.
• SEL di Samarate ha avuto l'occasione ma non ha "colto l'attimo"! 
• Pseudopodi!
ISLAM:
• 1.500.000.000 di musulmani nel mondo.
• Tutti bastardi e terroristi!?
FASCISTI:
• Ancora non si sono estinti i fascisti a Samarate.
• C'é da lavorare duro!
• Alla fine ce la faremo.

Improvvisi pieni di memoria (della corruzione e del malcostume).

di brancolonelbuio.


Prendere le distanze dal presente, immergersi nel passato e salti nel futuro. Deja vu millenari d’orrore e sangue che osservo benevolo, dolcemente bendisposto è il ghigno che mi prepara al nuovo lavoro. Vedere i volti agitati di chi ascolta, mi regla sempre quel brivido a cui non riesco sottrarmi. Confusione leggo, incredulità sul mio vomitare informazioni sconosciute che solo il testimone del tempo può conoscere. Domande a cui non rispondo, non servirebbe a nulla spiegare che esisto da sempre, che ho visto il passare del tempo e quello che sarà. Distacco dall’attimo nel percorrere il precedente e quello immediatamente successivo. Il presente non mi attira, mi trova svogliato, impreparato. Il presente lo passo a quietarmi, posso farlo per 100 e più anni.
Poi il Vento riporta la Memoria, che si fa piena di ricordi meravigliosi:
Corde lanciate sul ramo più robusto e un calcio allo sgabello, Lame di ferro arrugginito che mozzano, Grilletti che mettono esattamente la pallottola in mezzo alla fronte, al cuore non servirebbe, Esortazioni al suicidio, Manipolazioni all’omicidio, Siringhe letali iniettate, Interruttori calati improvvisamente a fibrillare il battito.
Tutto questo ho fatto per secoli. E sopra tutto il mio riso beffardo che già sa che non servirà a nulla, che già si prepara al prossimo spettacolo. Attore unico e infinite comparse, figurine da riappendere.
L’Angelo della Morte non è mai disoccupato, è paziente, ora attende, altri colli da spezzare, teste irrispettose della fatica di esistere di masse che per troppo tempo sono state silenziose, parole vane pronunciate per decenni a nascondere il vuoto del pensiero, azioni piene in mani che raccattano tutte le offerte nell’accumulo di ricchezza sottratta a chi ha la sola colpa di lamentarsi escludendo la rivolta.
Ora attende i colletti bianchi, feroci nella loro sicumera di essere nel giusto, spietati nel loro perpetuo passo che umilia, certi di non espiare. Nemmeno nell’aldilà di cui qualcuno farnetica.
I tempi, i tempi si stanno avverando. La libertà galoppa oltre Samarcanda, verso un Oriente che non ha rispetto della sua civiltà millenaria offuscato da modelli ormai fallimentari. Occidente impaurito, percorso da corruzione e immoralità. Differenze geografico-razziali ancora, la mia fortuna…la mia Goduria…ahahahahahah!
I costumi si fan barbari, le oligarchie si arroccano. Errore grossolano, non ci si può aspettare nulla di diverso da persone così volgari. Inesorabile destino scontato li attende.
Indisponente omuncolo, indossa il vestito nero ti si addice, la tua arroganza verrà schiacciata; un’altra possibilità ai pochi che resteranno concederò.
Ti toglierò in un tempo infinitamente inferiore a quello che tu possa pensare quella smorfia idiota che ti contraddistingue e ti identifica.
L’Angelo della Morte appare solo quando non riesce a tenere ferme le mani, formicolio fastidioso le attanaglia. Serve canapa per appendere. Sono il tuo nemico quello che non hai mai considerato, quello che pensavi sopito nel silenzio della tua inesistente coscienza.
Troppo stupido per pensare “Il mio comportamento è Etico? Rispetto il patto sociale?” Il mio compito non è di farti riflettere, il mio lavoro è quello dello spazzino, ramazzarti via, allontanare il marcio cerebrale che ti è padrone. E per fare questo devo Eliminarti. Non ho nessuna peculiarità umana, galleggio sopra i rimorsi, non conosco pentimenti, non piango quando mi ingabbiano e a te compaiono mille patologie di cui prima non conoscevi nemmeno il nome.
Non aspettarti pietà, non mi appartiene. A differenza tua non ho la necessità di chiederla, sono un’entità astratta, sono la tua coscienza nera.
E sono arrivato per incassare il tuo ultimo respiro, il tuo ultimo rantolo, quegli occhi tuoi sbarrati saranno il mio premio, sarà sublime negarti le lacrime, mi eccita la tua paura, mi ravviva il sangue e prendo un colorito di sana e robusta costituzione.
Ehi Criminale! Faccio solo le pulizie di fine stagione, la mia infinitamente più lunga della tua effimera permanenza, in fondo ogni tanto le fai anche tu.
L’Angelo della Morte sorride. Ha mille strumenti mortali, li sa usare tutti, si divertirà come mai gli era accaduto.

venerdì 6 novembre 2015

I Flash di Vic!

di Vic.



Apre oggi una nuova rubrica su Piazza Syantagma, "i flash di Vic!", commenti a caldo sulla situazione Samaratese.

PROFUGHI:
• Papa Francesco, alcune settimane fa, invitava le parrocchie ad ospitare, ciascuna, una famiglia di profughi, secondo lo spirito caritatevole del Vangelo!
• Si aspettava una risposta positiva dalla Comunità Cristiana di Samarate e dalle rispettive Parrocchie, dai ciellini, integralisti e conservatori, e dai cattolici democratici e riformisti! Nulla!
• La sagra del Crocifisso poteva essere un'occasione di discussione nella comunità, al di là del solito e arido rito.
• Le parole del Papa sono considerate secondo l'utilità politica anche a Samarate! Ma...confessatevi e sarete assolti!
• Qualcuno mi ha consigliato di andare a Messa per sapere. Non sono andato!
• Intanto Maroni e suoi amici destri e ciellini hanno deciso che chi ospita profughi, alberghi e strutture, non riceveranno più finanziamenti. Carità Cristiana!

GUFI:
• Bello e utile il gufo meccanico sulla chiesa di S. Macario, dovrebbe far scappare i piccioni.
• Considerato che i piccioni non spariscono andranno a defecare da qualche altra parte.
• Chiesa pulita! Spero rimangano nella frazione (i piccioni)!
• Tenuto conto che non sono uccelli scemi, fra qualche settimana ritorneranno alla piccionaia.
VIABILITA':
• L'amministrazione, come noto, non é in grado di risolvere i problemi! Allora renda esempio dai comuni limitrofi: Ferno, Lonate, Cardano, Gallarate...
• Via Monterosa, Verghera, a doppio senso é una cosa vergognosa e pericolosa. A quando il senso unico dalla Chiesa di Verghera a via N. Locarno? Paura?
• Le pseudo rotonde della SS sono molto pericolose. Intervenire almeno per richiedere l'autorizzazione di dossi rallenta-velocità e riorganizzare la segnalazione. 
• Piazza Italia é...incommentabile!
• Segnalate! Segnalate le criticità.
PD: • Con piacere apprendo del ricambio di gestione del PD samaratese. Auguri!
• Mi chiedo: sarà più di destra o più di ...non destra, magari più di centro, oppure ...quasi di centro-destra?
• PD sempre PD é! Sicuramente non di sinistra!
COMMISIONI:
• ..."Scusate ma non ho ricevuto la convocazione"...!
• Qualcuno dovrebbe vergognarsi! 
• Quanto contano le commissioni per Tarantino & Co.?

L'Expo dopo Expo.

di Alessio Macchi. Venerdì 30 ottobre 2015 19:13 "Oggi mi sono svegliato felice, una giornata fantastica, prendo l'auto e mi dirigo a Rho, dopo mesi mi convinco che expo é bello, che non posso perdermelo infondo, quando mi ricapiterá una possibilità del genere? mi preparo psicologicamente a interminabili code ma non mi importa, l' albero della vita mi aspetta, cibi di ogni paese sono li a portata di mano. Ad un certo punto la mia faccia si incupisce, alla radio sento una calda voce dire che ieri é stato l' ultimo grande giorno, festa, fuochi artificiali, un fiume in piena di visitatori...ormai é tardi me lo sono perso...arrivo ai tornelli e li trovo inesorabilmente chiusi, cado in ginocchio e urlo dalla disperazione" poi suona la sveglia...rinsavisco, un incubo! Io l'Expo in questi mesi l'ho visto solo dall'Autostrada e mi è bastato!


Ma non tutti la pensano così, il bombardamento mediatico di fine estate ha funzionato e i numeri parlano chiaro sono riusciti a convincervi che expo é bello, che expo é buono e abbiamo regalato il traguardo dei 20milioni di "spettatori" (si proprio spettatori perchè si spettacolo si è trattato) a chi voleva sbandierarlo a fini di certo meno lodevoli del tema tratato. Via a mesi di un vero e proprio assedio ai tornelli e agli stand, tutti matti per albero della vita, ore di code lungo il Cardo, quindi via al carrozzone all'italiana dei più furbi per accedere alla corsie preferenziali, visitatori con finti bambini, finti pancioni e finti invalidi...Ma che c'è di male? D'altro canto buona parte di quello per cui ci si metteva in coda era finto: finto cibo, finta sostenibilità, finti alberi, finti buoni propositi. Ci siamo scordati del passato, di quello che i nostri nonni e i loro nonni prima di loro hanno dovuto affrontare per lasciarci quello che abbiamo; ci siamo scordati del presente, delle differenze geografiche, climatiche ed ecologiche, infischiandocene che l’attuale stile di vita occidentale non permette acqua e cibo per tutti, e che anzi sottrae quotidianamente nei paesi considerati come unica fonte di risorse. Siamo proiettati unicamente al mantenimento del nostro status di egoismo privilegiato; ci siamo scordati del futuro, perché pur consapevoli dell’esaurirsi delle risorse naturali, continuiamo imperterriti a mantenere il nostro stile di vita immerso nel consumismo, eclissando così i buoni propositi sull’eco-sostenibilità millantata. Citando chi al contrario di me c'è stato e l' vissuto con occhio critico: "la rincorsa al tentativo di realizzare il padiglione più bello è l’obiettivo principale per mostrarsi come potenza “innovatrice” ed eccellere sugli altri. Ciò ha portato ad investire su costruzioni imponenti, ricercate, con uso di svariati materiali ecosostenibili, portando stati più ricchi a padiglioni di dimensioni maggiori e quelli con un minori a padiglioni ridotti ai minimi termini. Expo di fondo ha come obiettivo una promozione pubblicitaria, dove un messaggio attuale e umanitario è usato primariamente per un altro fine ultimo: esaltare la propria nazione a livello internazionale. Non mi stupisce quindi che molti dei padiglioni siano privi di sostanza, “Nutrire il pianeta, energia per la vita” viene meno." Del primo maggio ci ricordiamo solo "minchia bordello", i no expo hanno fallito, schiacciati dalla disinformazione, da menti occluse e prive di senso critico impedite a discernere tra sagra di paese/circo ed evento culturale. Confido nel tempo per dire "avevamo ragione noi", noi che da sempre ci siamo fermamente opposti a questo baraccone. Confido poco nelle persone, e seppur non v'é dubbio che qualche padiglione abbia centrato il tema di expo, il messaggio non credo sia stato recepito, quando senti intervistati e vedi code per mangiare un panino di coccodrillo o zebra, quando vedi una mandria impazzita sfondare un cordone umano per andare in prima fila con il braccio alzato usato come prolunga del proprio iphone per registrare l'ultimo spettacolo dell' albero della vita...capisco che expo ha fallito anche dove sarebbe potuto essere stato vincente e che la sostenibilità, una nutrizione giusta equa e bilanciata non hanno molte speranze se rappresentate dai visitatori di expo. Il paradosso di multinazionali che incarnano lo spirito dell'anti nutrizione del pianeta non possono coesistere con il tema dell'esposizione universale 2015, non possono coesistere con la carta di Milano. Qualcuno l'ha mai letta? Nel caso la consiglio a tutti per fari un paio di risate…isteriche! Tanti Progetti futuri per l'aera in questione… per ora posso solo affidamento alla storia i resti delle olimpiadi invernali di Torino 2006 e le piscine della vergogna dei mondiali di nuoto 2009…cosa sarà di expo sarà solo il tempo a dircelo. "I Conti della serva" di Giuseppe Sala stentano ad arrivare aggiornati fin da luglio, biglietti serali a 5 euro, ultimi mesi in cui siti di offerte li cedevano a prezzi stracciati, tutto per arrivare alla fantomatica cifra promessa, arrivarci ci sono arrivati, ma a quale prezzo? Il gioco dei grandi purtroppo è questo mentre i burattini di mezzo mondo si accalcavano per un tozzo di pane alla nutella (l'olio di palma negli ultimi sei mesi è forse stato dichiarato ecosostenibile?). E intanto il presidente Sala si è spianato la strada per essere un bon candidato a sindaco di Milano! Trovarsi a scegliete tra i due mali e optare tra il meno peggio non mi é mai piaciuto soprattutto quando l'avversario potrebbe essere Salvini. "Noi che viviamo nel benessere e che moriamo per disturbi legati ad abuso eccessivo di cibo bevande a alle nostre inopportune abitudini alimentari, noi che alimentiamo lo spreco in ogni settore, noi (VOI) visitatori di expo, NOI siamo il fulcro e la speranza per chi di fame, siccità e analfabetizzazione muore." Questo è solo l'inizio….

giovedì 29 ottobre 2015

Il gufo che veglia su di noi.

di Andrea Panarotto.

Dopo aver sentito alcuni miei compaesani impauriti causa l'arrivo del Gufo scacciapiccioni (e del suo bubolare) sopra il campanile di San Macario, credendo fosse vero, ho voluto disegnare una vignetta, ironica, per riderci su.


sabato 24 ottobre 2015

Letture per il fine settimana.

di Primula Rossa.


Come di consueto, per un buon fine settimana, vi consiglio alcune letture che mi stanno a cuore. Ecco a voi:

"Partigia". Una storia della Resistenza
di Luzzatto Sergio, Ed. Mondadori.
I "partigia" erano - secondo un modo di dire piemontese - i combattenti della Resistenza spregiudicati nell'uso nelle armi: decisi, e svelti di mano. A loro Primo Levi ha intitolato una poesia del 1981. Narratore formidabile, Levi ha steso però un velo di silenzio sulle settimane da lui trascorse come ribelle nella valle d'Aosta dell'autunno 1943, prima della cattura e della deportazione ad Auschwitz. Non ha alluso che di sfuggita a un "segreto brutto". Scavando in quel segreto, e allargando lo sguardo dalla valle d'Aosta all'Italia del Nord-Ovest Sergio Luzzatto racconta - attraverso una storia della Resistenza - la storia della Resistenza. Il dilemma della scelta, quale si pose dopo l'8 settembre ai giovani di una nazione allo sbando. L'amalgama di passioni e di ragioni dei refrattari all'ordine nazifascista. Il problema della legittimità e della moralità della violenza. Luzzatto restituisce figure vere, non santini della Resistenza o mostri di Salò. Eppure i protagonisti di "Partigia" si rivelano essi stessi, a loro modo, figure esemplari. E personaggi memorabili. Così un partigiano come Mario Pelizzari, l'"Alimiro" che da Ivrea combatté una personalissima sua guerra contro il male nazifascista. Così un collaborazionista come Edilio Cagni, la spia che tradì la banda di Levi prima di diventare, dopo la Liberazione, informatore degli americani.


I ventitré giorni della città di Alba
di Beppe Fenoglio, Ed. Einaudi
"I ventitré giorni della città di Alba', rievocanti episodi partigiani o l'inquietudine dei giovani nel dopoguerra, sono racconti pieni di fatti, con una evidenza cinematografica, con una penetrazione psicologica tutta oggettiva e rivelano un temperamento di narratore crudo ma senza ostentazione, senza compiacenze di stile, asciutto ed esatto." (Italo Calvino)



Partigiane. Le donne della Resistenza
di Addis Saba Marina, Ed. Ugo Mursia
Vincitore della seconda edizione del Premio Barbara Fabiani per la storia sociale.


Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto.

di Francesco Guccini, Ed. Mondadori

In uscita il prossimo Novembre. Da dietro il crinale della collina si vede arrivare il piccolo corteo, preceduto dal suonatore di fisarmonica e dal mescitore di vino... Lo sposo e la sposa sono in cammino dall'alba, raggiungeranno la chiesa non proprio freschissimi e poi, dopo la cerimonia, riprenderanno la strada insieme agli altri, di nuovo per mulattiere, pronti a godersi un pranzo e una cena con l'appetito rinvigorito dalla scarpinata. Un matrimonio oggi inimmaginabile, che era perfettamente normale quando il piccolo Francesco Guccini vi prendeva parte, portando in dono agli sposi... uno spazzolino da denti! E ancora: il funerale del mitico Gigi dell'Orbo, il sarto sempre ubriaco, il tenore lirico appassionato di ciclismo, la contadina poetessa, l'uomo che era convinto di dover reggere il cielo e tante altre "istantanee", colme di ironia e appena velate di malinconia, di un tempo andato che non ritornerà.

Un fraterno saluto.

mercoledì 21 ottobre 2015

2058. Terra d’occidente. Tempo d’abbandono.

di brancolonelbuio.


Nel tempo dei re, dei miti, degli imperatori non era concesso dedicare tempo all’abbandono se non si era riconosciuti ed indicati dal potere. Rari i casi di bastian contrari, spesso finiti ai ceppi o sotto le trame della tortura. Non tutte le terre seguivano l’appropriarsi del sé.
Meglio sarebbe tirare una linea di demarcazione fra un prima in accelerazione verso la coscienza della libertà ed un dopo in cui si spegne il sogno in secula seculorum. Oh certo regole brute accompagnavano alla rupe Tarpea, all’impalazione, allo scuoiamento, al seppellire vivi i servitori, congiure all’ordine del giorno, ma il tempo antico camminava verso la libertà della civitas. 
Il Senato aveva voce, giustizia sommaria allo stile dei Proci infilzati, ma chiare le redini conducevano l’orientamento. 
E brusco il cammino fu interrotto. Le orde, innocenti, travolsero il progresso. Vennero distrutti secoli di pensiero, a ferro e fuoco il ragionamento, perso il tentativo. 
E venne il buio dell’età di mezzo, un tempo lungo d’imbarbarimento. Un tempo in cui il potere tesseva ragnatela che ancor oggi mena gloria. Tutto ribaltato, persi gli insegnamenti di Socrate e Platone, e quel progetto grande di chi fu Crocefisso. 
Tempo buio, senza storia, se solo di leggende si alimenta. Tempo buio di deserto e silenzi urlati nella negazione dell’essere vivente. 
Tempo buio di strategia sopraffina, l’invenzione del sangue blu e della sua Regina, della linea discendente, delle caste e dopo niente. 
Tempo buio di tranelli, di inganni, di radici che diventano divine e che uccidono il pensiero. Nessuno poteva permettersi il lusso di pensare, di scrutare lo stellato, di proporre alternativa. 
Di Galilei sappiamo tutti. 
Non eran tempi d’abbandono, c’era spazio solo per sopravvivere ad una vita infame, gettata alle ortiche, una vita da suicidio di massa perchè senza speranza, negata è ogni via di fuga. C’era tempo e forza appena per sfamare la famiglia e arricchire il vassallo. Un disastro della mente che durò mille e più anni. 
E’ vero l’arte prosperò, e seguirono le cattedrali gotiche innalzate al cielo, Dio solo sa come e a che prezzo, Leonardo e Michelangelo Giganti, il poeta d’Albione e quello di Toscana sovrani, Newton e Beethoven disegnavano armonie dell’universo e Mozart le trasportò all’eterno. 
Oh! focolai di tentativi fiammeggiarono ovunque, in autospegnimento e nel ritorno della restaurazione in costante peggioramento. 
Nulla valse il Capitale, fu tradotto da un’oligarchia ignorante. 
Non c’era ancora tempo per pensare. Lavorare, dormire, filiare, morire…non pensare tu che stai alla base. Anche gli intellettuali han fatto danni, con linguaggio complicato a parlare di operai a cui non avevano mai stretto le mani (quasi mai). 
E’ recente la conquista del tempo per pensare, per staccare, per sognare, finalmente per comunicare…non è ancora a punto l’organizzazione del superorganismo-umano, ma continua a camminare. 
Non più terre d’occidente, terre confinanti, limitrofe li a portata di un click: la conoscenza nel confronto, nel racconto. 
E’ qui in questi spazi webiani che sta arrivando il tempo d’abbandono, il tuo tempo che riempi di emozioni, sentimenti, vibrazioni, che comunica ad un livello così profondo, scavi e trovi te stesso nell’incontro con gli altri. Questo è il tempo di abbandonarsi, senza paure. E’ il tempo della scoperta, dell’abbandono delle false verità, delle infrastrutture ingannevolmente create. E’ il tempo di riprendere le pensate di millenni fa, ed accorgersi che è vero Panta Rei ma scorre verso Qualcosa d’Immenso. Teorie del Caos, affascinanti, Entropia non si discute, sostenute dalle scienze. 
Non sta nell’Ordine la ricerca, ma proprio nel seguire la Natura. Il pensiero che si blocca, che non crea, si marmorizza in un Ordine indirizzato dal regnante. Il pensiero che libera, spingendo fuori di sé stesso miliardi di cellule che si scontrano (S) ad aumentare l’Energia: è l’abbandono. 
L’unica possibilità: abbandonarsi subito.


Queste da cui scrivo, da cui leggete, sono Terre d’abbandono, è tempo di lasciarSi.

martedì 20 ottobre 2015

La Ninna Nanna del Partito Democratico.

di Primula Rossa.




"E' il caso di dare una risposta all'articolo sul nuovo direttivo del PD locale?" 

si chiedeva dubbioso Primula Rossa.

"Se seguiranno quello nazionale la partita è già persa in partenza. Ma ho la testa dura e vorrei illudermi invece, localmente avranno il coraggio di cambiare rotta, liberi da lacci politici di ogni genere?" 

"..e il PD è ancora un partito di sinistra?" 

si chiedeva sconsolato.

"Però ci sono ancora persone che votavano a sinistra e come mai non fanno sentire più la loro voce?" 

tanti pensieri nella testa di Primula Rossa, tante domande a cui dare una risposta.

venerdì 16 ottobre 2015

Letture per il fine settimana

di Primula Rossa.


Buongiorno a tutti i lettori del nostro blog. Prima di augurarvi un buon fine settimana volevo consigliarvi alcune letture sulla vera e sana politica, oramai passata, e sulla nostra cara Resistenza.
Ecco qui, per voi, qualche titolo che mi sta a cuore:

Un'odissea partigiana
di Mimmo Franzinelli, Nicola Graziano. Ed. Feltrinelli.
A ridosso della Liberazione la magistratura processa centinaia di ex partigiani, accusati di gravi reati commessi durante la lotta clandestina e nell’immediato dopoguerra. Sono perlopiù imputazioni relative a casi di “giustizia sommaria” contro persone sospettate di spionaggio, coinvolte nell’apparato repressivo fascista o comunque invise ai patrioti. Per diverse decine di imputati la strategia difensiva – impostata da Lelio Basso, Umberto Terracini e da altri avvocati di sinistra – punta a mitigare le pene mediante il riconoscimento della seminfermità mentale. Quando poi, dall’estate del 1946, l’amnistia Togliatti apre le porte alla grande massa dei fascisti condannati o in attesa di giudizio, anche i partigiani beneficiano del provvedimento, dal quale è tuttavia esclusa la detenzione manicomiale. 
Ex partigiani perfettamente sani di mente devono dunque adattarsi alla detenzione in strutture dove gli internati non hanno diritti e sono sottoposti a quotidiane vessazioni. All’esterno le famiglie, i comitati di solidarietà democratica e singoli militanti cercano – con esiti alterni – di mantenere i rapporti con i parenti o i compagni di militanza politica. In alcuni casi la macchina manicomiale mina la salute mentale degli ex partigiani e li porta alla tomba anzitempo. Tornano finalmente alla luce – dai documenti inediti custoditi all’Opg di Aversa, dove i partigiani internati furono aiutati dal giovane attivista comunista Angelo Jacazzi – oscure vicende della lotta di liberazione e della guerra civile, affrontate dalla magistratura (passata indenne dal regime fascista a quello democratico) con estrema severità e quindi coperte dal velo dell’oblio, e si ripercorrono problematici itinerari individuali dentro le carceri e i manicomi, nell’Italia della Guerra fredda. Quella dei partigiani in manicomio era rimasta una pagina sconosciuta della storia italiana nel secondo dopoguerra, fino a oggi.
“Amnistie e indulti aprono le porte alla massa dei fascisti, a quelli già condannati come ai tanti in attesa di giudizio; anche molti resistenti beneficiano del provvedimento, che tuttavia esclude la detenzione manicomiale. Negli anni cinquanta, i ‘pazzi per la libertà’ sono pertanto rinchiusi in strutture opprimenti, privati di diritti e sottoposti a ordinarie vessazioni.”

Io, partigiana. La mia Resistenza.

di Lidia Menapace. Ed.Manni.
Lidia Menapace è nata nel 1924 a Novara, vive a Bolzano. Staffetta partigiana, senatrice della Repubblica italiana, pacifista e femminista militante, in questo libro racconta la sua esperienza nella Resistenza attraverso i grandi eventi storici e gli episodi di eroismo personale e collettivo. La tessera del pane e i bombardamenti, la solidarietà tra famiglie e le fughe in bicicletta, la distribuzione dei giornali clandestini e la paura dei posti di blocco dei nazifascisti, la consegna dei messaggi in codice imparati a memoria, l'aiuto prestato a un giovane ebreo nella fuga in Svizzera, i libri sui sindacati letti di nascosto, lo studio al lume di candela durante il coprifuoco... E poi, la presa di coscienza graduale del valore politico della Resistenza, che ha posto le fondamenta teoriche e pratiche del progetto di una società solidale e partecipata il quale, se trovò un seguito forte nella Costituzione, fu poi tradito nella storia reale dell'Italia. Ma, come le scriveva in un bigliettino il generale Alexander, comandante delle forze alleate, "Lidia resisté"; e la Menapace continua ancora oggi a combattere. Una fondamentale testimonianza, storica e coinvolgente, corredata da schede di approfondimento che guidano nella lettura anche un pubblico di giovani.
Io, partigiano senza medaglie. 
La Resistenza fra il novarese, la Valsesia e la Val d'Ossola.
di Pippo Platinetti. Ed. Emme Effe.
Un fitto percorso narrativo costellato da scontri armati lungo le rotabili del novarese e nei centri montani della Valsesia e dell'Ossola, senza mai un attimo di respiro dall'8 settembre 1943 all'immediata adesione alla Resistenza, fino alla liberazione. Una corsa sfrenata e tumultuosa, rischiando ad ogni passo la vita, senza nessun calcolo e con prove d'audacia oltre l'immaginabile.

Ed infine, come vi avevo anticipato, qualcuno sulla politica:

Casa per casa, strada per strada. La passione, il coraggio, le idee.
di Enrico Berlinguer, a cura di Pierpaolo Farina. Ed. Melampo. 
Sono passati trent'anni dalla scomparsa di Enrico Berlinguer, eppure il suo esempio e la sua tensione ideale e morale restano. Com'è possibile che in un mondo completamente diverso la sua figura e le sue idee continuino a essere dibattute? Perché il segretario del partito contro cui si sono erette alleanze granitiche e si sono scavate trincee politiche conserva intatto il fascino che sprigionava da vivo? In questo libro sono raccolte e sistematizzate le idee del leader comunista attraverso interviste, discorsi e scritti. Dalla questione morale all'austerità, dal compromesso storico allo strappo con Mosca, dalla questione giovanile a quella femminile, le parole protagoniste della vicenda politica di Berlinguer finiscono col disegnare quello che Indro Montanelli, uno dei suoi più grandi avversari in vita, definì "un programma sociale, politico, economico, etico e morale non scritto basilare per il futuro democratico e di progresso del nostro Paese". In una nazione che sta progressivamente perdendo punti di riferimento e in cui la politica si è fatta barbara e senza respiro, le idee di Enrico Berlinguer mostrano ancora l'anima e la forza di un progetto di società diversa. Prefazione di Eugenio Scalfari. 

Volevo la luna.
di Pietro Ingrao. Ed. Einaudi.
"Queste memorie sono in qualche modo la ricostruzione di una vicenda personale e sociale nelle insanguinate vicende del mio tempo. Ma - anche per il memorialista - non è proprio certo che le cose siano andate così, e con tale "ordine" sotteso. L'accaduto forse diverrà più sicuro, quando saranno appurati nessi ed eventi che a tutt'oggi, almeno per chi scrive, risultano ambigui o ancora nel farsi, o ancora troppo personali e segreti. Quell'evento fu cosi, come sta aggrappato nella mia dolce, dolorosa memoria? O si è consumata la chiave, ammesso che ci sia in campo una chiave, sia pure per una raccolta di frammenti? Essendo incerta la lingua, come si dà e si legittima la memoria? E perché temiamo tanto che la memoria si perda? E la vanità di stare ancora e per sempre sulla scena o un tentativo di salvezza? O forse è la memoria di una soggezione ad altri, tale che non può reggere il silenzio."

Un fraterno saluto.